La nostra basilica.

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Era ormai necessario darsi una pagina internet.

mercoledì 8 aprile 2015

Papa Francesco alla messa crismale del 2015... dedicato a me e ai miei confratelli presbiteri e perchè no? Anche ai parrocchiani


Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza
Papa Francesco inizia la sua omelia citando il Salmo 88: «La mia mano è il suo sostegno, / il mio braccio è la sua forza» (Sal 88,22). Così pensa il Signore quando dice dentro di sé: «Ho trovato Davide, mio servo, / con il mio santo olio l’ho consacrato» (v. 21). Così pensa il nostro Padre ogni volta che “trova” un sacerdote. E aggiunge ancora: «La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui / …  Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, / mio Dio e roccia della mia salvezza”» (vv. 25.27)”.
La stanchezza dei sacerdoti
“E’ molto bello – ha detto - entrare, con il Salmista, in questo soliloquio del nostro Dio. Egli parla di noi, suoi sacerdoti, suoi preti; ma in realtà non è un soliloquio, non parla da solo: è il Padre che dice a Gesù: “I tuoi amici, quelli che ti amano, mi potranno dire in modo speciale: Tu sei mio Padre” (cfr Gv 14,21). E se il Signore pensa e si preoccupa tanto di come potrà aiutarci, è perché sa che il compito di ungere il popolo fedele non è facile, è duro; ci porta alla stanchezza e alla fatica. Lo sperimentiamo in tutte le forme: dalla stanchezza abituale del lavoro apostolico quotidiano fino a quella della malattia e della morte, compreso il consumarsi nel martirio. La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo: alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io. Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo (cfr Sal 140,2; Ap 8,3-4). La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre”.
La Madonna si accorge di questa stanchezza
“Siate sicuri che la Madonna si accorge di questa stanchezza e la fa notare subito al Signore. Lei, come Madre, sa capire quando i suoi figli sono stanchi e non pensa a nient’altro. “Benvenuto! Riposati, figlio mio. Dopo parleremo… Non ci sono qui io, che sono tua Madre?” – ci dirà sempre quando ci avviciniamo a Lei (cfr Evangelii gaudium, 286). E a suo Figlio dirà, come a Cana: «Non hanno vino» (Gv 2,3)”.
Il riposo è cosa di Dio
“Succede anche che, quando sentiamo il peso del lavoro pastorale, ci può venire la tentazione di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio. Non cadiamo in questa tentazione. La nostra fatica è preziosa agli occhi di Gesù, che ci accoglie e ci fa alzare: “Venite a me quando siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (cfr Mt 11,28). Quando uno sa che, morto di stanchezza, può prostrarsi in adorazione, dire: “Basta per oggi, Signore”, e arrendersi davanti al Padre, uno sa anche che non crolla ma si rinnova, perché chi ha unto con olio di letizia il popolo fedele di Dio, il Signore pure lo unge: “cambia la sua cenere in diadema, le sue lacrime in olio profumato di letizia, il suo abbattimento in canti” (cfr Is 61,3)”.
E' difficile imparare a riposare
“Teniamo ben presente che una chiave della fecondità sacerdotale sta nel come riposiamo e nel come sentiamo che il Signore tratta la nostra stanchezza. Com’è difficile imparare a riposare! In questo si gioca la nostra fiducia e il nostro ricordare che anche noi siamo pecore. Abbiamo bisogno del pastore che ci aiuti. Possono aiutarci alcune domande a questo proposito”.
So riposare?
“So riposare ricevendo l’amore, la gratuità e tutto l’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli  dei  poveri  ma  quelli  che  offre la società dei consumi? Lo Spirito Santo è veramente per me “riposo nella fatica”, o solo Colui che mi fa lavorare? So chiedere aiuto a qualche sacerdote saggio? So riposare da me stesso, dalla mia auto-esigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità? So conversare con Gesù, con il Padre, con la Vergine e san Giuseppe, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze – che sono soavi e leggere –, nel loro compiacimento – ad essi piace stare in mia compagnia –, nei loro interessi e riferimenti – ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio – …? So riposare dai miei nemici sotto la protezione del Signore? Vado argomentando e tramando fra me e me, rimuginando più volte la mia difesa, o mi affido allo Spirito che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione? Mi preoccupo e mi affanno eccessivamente o, come Paolo, trovo riposo dicendo: «So in chi ho posto la mia fede» (2 Tm 1,12)?”.
Gli impegni del sacerdote
“Ripassiamo un momento, brevemente, gli impegni dei sacerdoti, che oggi la liturgia ci proclama: portare ai poveri la Buona Notizia, annunciare la liberazione ai prigionieri e la guarigione ai ciechi, dare la libertà agli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore. Isaia dice anche curare quelli che hanno il cuore spezzato e consolare gli afflitti. Non sono compiti facili, non sono compiti esteriori, come ad esempio le attività manuali – costruire un nuovo salone parrocchiale, o tracciare le linee di un campo di calcio per i giovani dell’oratorio…; gli impegni menzionati da Gesù implicano la nostra capacità di compassione, sono impegni in cui il nostro cuore è “mosso” e commosso. Ci rallegriamo con i fidanzati che si sposano, ridiamo con il bimbo che portano a battezzare; accompagniamo i giovani che si preparano al matrimonio e alla famiglia; ci addoloriamo con chi riceve l’unzione nel letto di ospedale; piangiamo con quelli che seppelliscono una persona cara… Tante emozioni, se noi abbiamo il cuore aperto, queste emozioni e tanto affetto affaticano il cuore del Pastore. Per noi sacerdoti le storie della nostra gente non sono notiziari: noi conosciamo la nostra gente, possiamo indovinare ciò che sta passando nel loro cuore; e il nostro, nel patire con loro, ci si va sfilacciando, ci si divide in mille pezzetti, ed è commosso e sembra perfino mangiato dalla gente: prendete, mangiate. Questa è la parola che sussurra costantemente il sacerdote di Gesù quando si sta prendendo cura del suo popolo fedele: prendete e mangiate, prendete e bevete… E così la nostra vita sacerdotale si va donando nel servizio, nella vicinanza al Popolo fedele di Dio… che sempre, sempre stanca”.
La stanchezza della gente
“Vorrei ora condividere con voi alcune stanchezze sulle quali ho meditato. C’è quella che possiamo chiamare “la stanchezza della gente, la stanchezza delle folle”: per il Signore, come per noi, era spossante – lo dice il Vangelo –, ma è una stanchezza buona, una stanchezza piena di frutti e di gioia. La gente che lo seguiva, le famiglie che gli portavano i loro bambini perché li benedicesse, quelli che erano stati guariti, che venivano con i loro amici, i giovani che si entusiasmavano del Rabbì…, non gli lasciavano neanche il tempo per mangiare. Ma il Signore non si seccava di stare con la gente. Al contrario: sembrava che si ricaricasse (cfr Evangelii gaudium, 11). Questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti (cfr ibid., 279). Che bella cosa è questa: la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è una stanchezza sana. E’ la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto (cfr ibid., 97). Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: «Venite, benedetti del Padre mio» (Mt 25,34)”.
La stanchezza dei nemici
“Ce n’è anche un’altra, quella che possiamo chiamare “la stanchezza dei nemici”. Il demonio e i suoi seguaci non dormono e, dato che le loro orecchie non sopportano la Parola di Dio, lavorano instancabilmente per zittirla o confonderla. Qui la stanchezza di affrontarli è più ardua. Non solo si tratta di fare il bene, con tutta la fatica che comporta, bensì bisogna difendere il gregge e difendere sé stessi dal male (cfr Evangelii gaudium, 83). Il maligno è più astuto di noi ed è capace di demolire in un momento quello che abbiamo costruito con pazienza durante lungo tempo. Qui occorre chiedere la grazia di imparare a neutralizzare: è un’abitudine importante, imparare a neutralizzare. Neutralizzare il male, non strappare la zizzania, non pretendere di difendere come superuomini ciò che solo il Signore deve difendere. Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). Questa parola ci darà la forza”.
La stanchezza di se stessi
“E per ultima – ultima perché questa omelia non vi stanchi troppo – c’è anche “la stanchezza di sé stessi” (cfr Evangelii gaudium, 277). E’ forse la più pericolosa. Perché le altre due provengono dal fatto di essere esposti, di uscire da noi stessi per ungere e darsi da fare (siamo quelli che si prendono cura). Invece questa stanchezza, invece, è più auto-referenziale: è la delusione di sé stessi ma non guardata in faccia, con la serena letizia di chi si scopre peccatore e bisognoso di perdono, di aiuto: questi chiede aiuto e va avanti. Si tratta della stanchezza che dà il “volere e non volere”, l’essersi giocato tutto e poi rimpiangere l’aglio e le cipolle d’Egitto, il giocare con l’illusione di essere qualcos’altro. Questa stanchezza mi piace chiamarla “civettare con la mondanità spirituale”. E quando uno rimane solo, si accorge di quanti settori della vita sono stati impregnati da questa mondanità, e abbiamo persino l’impressione che nessun bagno la possa pulire. Qui può esserci una stanchezza cattiva. La parola dell’Apocalisse ci indica la causa di questa stanchezza: «Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore» (2,3-4). Solo l’amore dà riposo. Ciò che non si ama, stanca male, e alla lunga stanca più male”.
Il Signore purifica la sequela
“L’immagine più profonda e misteriosa di come il Signore tratta la nostra stanchezza pastorale è quella che «avendo amato i suoi…, li amò sino alla fine» (Gv 13,1): la scena della lavanda dei piedi. Mi piace contemplarla come la lavanda della sequela. Il Signore purifica la stessa sequela, Egli si «coinvolge» con noi (Evangelii gaudium, 24), si fa carico in prima persona di pulire ogni macchia, quello smog mondano e untuoso che ci si è attaccato nel cammino che abbiamo fatto nel suo Nome. Sappiamo che nei piedi si può vedere come va tutto il nostro corpo. Nel modo di seguire il Signore si manifesta come va il nostro cuore. Le piaghe dei piedi, le slogature e la stanchezza, sono segno di come lo abbiamo seguito, di quali strade abbiamo fatto per cercare le sue pecore perdute, tentando di condurre il gregge ai verdi pascoli e alle acque tranquille (cfr ibid., 270). Il Signore ci lava e ci purifica da tutto quello che si è accumulato sui nostri piedi per seguirlo. Questo è sacro. Non permette che rimanga macchiato. Come le ferite di guerra Lui le bacia, così la sporcizia del lavoro Lui la lava”.
Imparare ad essere ben stanchi
“La sequela di Gesù è lavata dallo stesso Signore affinché ci sentiamo in diritto di essere “gioiosi”, “pieni”, “senza paura né colpa” e così abbiamo il coraggio di uscire e andare “sino ai confini del mondo, a tutte le periferie”, a portare questa buona notizia ai più abbandonati, sapendo che “Lui è con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo”. E per favore, chiediamo la grazia di imparare ad essere stanchi, ma ben stanchi!”.

martedì 17 marzo 2015

Avvisi della settimana

Carissimi vi ricordo che giovedì prossimo alle ore 18,30 sarà celebrata la santa messa in occasione della solennità di San Giuseppe. Sabato prossimo la messa prefestiva sarà celebrata alle ore 18,00 mentre domenica prossima dopo la santa messa delle 11,00 il gruppo Lion's club propone un momento di preghiera con la via  crucis. Siete tutti invitati.
questa settimana il catechismo del venerdì non ci sarà. Si terrà regolarmente il catechismo del gruppo di mercoledì delle 17,30. Inoltre questa sera la lectio divina che si tiene normalmente al monastero delle clarisse di Paganica non ci sarà, ci si rivede per il prossimo martedì sempre alle ore 21,00 e sempre sulla passione nel vangelo di Marco.

domenica 8 febbraio 2015

Finché Cristo non sia formato in voi (3)


Il vangelo di questa domenica ci parla di una guarigione operata da Gesù. La suocera di Simone (Pietro) è a letto con la febbre e Gesù la guarisce.
Ho cercato di spiegare alla mia comunità la verità di questa pagina passando da un approccio miracolistico del racconto alla ricerca delle profondità esistenziali e teologali che vi sono contenute.
Una domanda emergeva dagli occhi di tutti noi: come mai ora Gesù non guarisce più con quella facilità con la quale lo faceva nella sua vita terrena? Come mai non guarisce anche me? Queste domande non sono oziose, chi vive la sofferenza e la malattia ne capisce tutta la drammatica importanza. Per questo oggi mi sono sentito di consigliare come lettura della settimana questo bellissimo libro di padre Alberto Maggi che, passando attraverso l'esperienza di una improvvisa malattia con rischio per la sua vita, ha scritto di un modo diverso, cristiano di vivere la sofferenza. Un aiuto perché la fede non vacilli nei momenti difficili.
Buona lettura.

martedì 3 febbraio 2015

Finché Cristo non sia formato in voi... (2)


Continua l'iniziativa "Finché Cristo non sia formato in voi".
Questa settimana si suggerisce questo bel libro di A. Gentili nel quale viene tracciato, in modo meraviglioso, il cammino spirituale di Etty Hillesum.
L'iniziativa nasce come conseguenza della costruzione della nuova chiesa. Infatti non ha alcun senso costruire una chiesa se poi non si costruisce la vera Chiesa, quella fatta da ognuno di noi, inseriti in un grande popolo.
La chiesa senza la Chiesa è solo un monumento ai caduti e non un luogo dove si vive, e quindi si trasmette, la gioia della vita con Cristo.
L'ignoranza di Cristo, la superficialità del modo con il quale viviamo la nostra fede, impongono una scelta seria ed una riflessione.
Oggi la chiesa ci ha invitato a riflettere sull'episodio della Presentazione di Gesù al Tempio. Questo episodio ci dice che spesso sono proprio gli addetti al sacro a non accorgersi della presenza del Signore. Mentre un vecchio e una vecchia, aperti, nonostante l'età, alla perenne novità di Dio fanno l'esperienza di un desiderio che trova la sua realizzazione.
Lasciamoci stupire dall'azione imprevedibile di Dio.

lunedì 26 gennaio 2015

Finché non sia formato Cristo in voi...

Gesù: questo sconosciuto... anche per chi si dice cristiano e magari frequenta la messa la domenica e nelle altre feste comandate. Il vangelo di Marco che leggeremo, di domenica in domenica, in questo anno liturgico, ci accompagna a scoprire il vero volto di Gesù. Questa domenica l'invito che ci è stato rivolto è quello alla conversione e a credere nel vangelo. Non credere al vangelo ma nel vangelo, cioè dentro il vangelo. La nostra fede spesso vacilla di fronte alla vita, alle sue sofferenze, alla sua incomprensione, al suo non senso. Sono questi i momenti privilegiati per credere nel vangelo, tuffarsi dentro la fede e l'esperienza di Gesù, cercando di aggrapparsi a Lui per continuare a camminare nella fede.
Quest'anno come comunità cristiana vogliamo percorrere questo cammino affinché "Cristo sia formato in noi" come ci invita a fare l'apostolo Paolo nella sua lettera ai cristiani della Galazia.
Per fare questo occorre superare una idea devozionistica di Gesù, occorre decidere di riprendere in mano e nel cuore quei concetti che al catechismo ci sono stati spiegati con un linguaggio adatto all'età e portarli ad una maturità più grande.
Ecco da dove nasce l'idea di consigliare un libro ogni settimana, perché la fede non è passiva accettazione di dogmi ma una vita che si confronta con Gesù per capire come la Sua presenza e la Sua parola possono dare spessore e consistenza.
Occorre passare ad un livello superiore, passare dal latte del neonato al cibo solido dell'adulto. Occorre confrontarsi anche con chi si è lasciato interrogare da quest'uomo di Nazaret e da questo rapporto ne ha tratto opere di profonda riflessione, rivelando come quelle domande su Gesù non sono riservate ad anime pie e devote, non sono circoscritte ad un gruppetto di illusi o nullafacenti, ma sono nel cuore di ogni uomo che desidera intensamente vivere.
Il libro della settimana è "Gesù, insonnia del mondo" di F. Castelli. Una lettura del Cristo degli scrittori contemporanei, che a volte è lontano dal Gesù dei vangeli, ma che comunque emerge come presenza nella vita. La loro ricerca aiuta la nostra a non prendere degli abbagli, a non sprecare tempo, a non sentirci strani o alienati se a volte siamo abitati da domande che il mondo tende a censurare.
Buona lettura.

domenica 18 gennaio 2015


Ehilà peccatore, come va lassù?
Sono stati due mesi duri per tutti. Oggi sono stati a trovarti i tuoi amici, c'era Valentina, Andrea, Francesco, Claudia, Alessia, poi si è aggiunta Giulia. Hilary e Arianna non sono potute venire. Hilary per lavoro, Arianna non sta granché bene. Ed infine io che non sono venuto. Perché sono un codardo? Me lo sono chiesto... ma credo di poter rispondere: No! No, non sono un codardo è che il cimitero non è un luogo che mi appartiene. Non lo amo particolarmente... Certo adesso passandoci davanti molte volte al giorno lo guardo con attenzione e parte spontanea una preghiera... non per te... no... non credo che tu ne abbia bisogno. Parte una preghiera per me, perché pregare vuol dire fare nostro lo sguardo di Dio sulla realtà... ed io faccio fatica, faccio sempre più fatica a fare mio lo sguardo di Dio. Perché le sue vie non sono le mie vie. I suoi pensieri non sono i miei pensieri. Sai Francè devo dirti una cosa... una cosa che un prete non dovrebbe mai dire per non scandalizzare gli addetti al sacro: tu hai cambiato la mia fede.
Riflettevo in questi giorni su una cosa, oggi l'ho condivisa anche con i ragazzi del catechismo. Quando uno cade, quando si fa male, quando si spaventa, quando ha mal di testa o mal di denti... quando... quando... quando... viene sempre fuori un'esclamazione: mamma mia. La stessa esclamazione che mi è venuta due mesi fa, proprio a quest'ora, quando papà mi ha mandato quel terribile messaggio: hanno ammazzato Francesco. Come hanno ammazzato Francesco? Che c'entra Francesco con la morte? Francesco è un ragazzo buono, solare, tranquillo. No, che c.... di scherzo è mai questo?! Ero lontano e ho cominciato a dire un'Ave Maria dietro l'altra, Ave Maria, Ave Maria fa che non sia vero, Ave Maria, fa che non sia lui, Ave Maria fa... fa... fa... Ecco, lo stesso grido di quando uno cade e si fa male: Mamma mia che dolore!
Non ho mai avuto un buon rapporto con il Padre nostro... una preghiera troppo impegnativa, ti prende la vita, ti espropria. Nei cieli distante, il suo Regno spesso invisibile, la sua volontà così fuori dalla mia, così difficile. Il pane quotidiano se non te lo sudi non te lo regala nessuno. Rimetti i nostri debiti che in fondo sono pochi, cosa faccio di male... gli altri si che mi hanno fatto del male e come li rimetto ai miei debitori, posso tuttalpiù far finta di nulla, fingermi fesso, ma rimetterli e no. La tentazione? La dietro l'angolo, sempre pronta a colpirti alle spalle. No, una preghiera difficile, piena di utopie. L'Ave Maria ti consola, prega per noi peccatori, prega adesso, subito, per noi peccatori. E poi anche nell'ora della nostra morte, così lontana ma meglio mettere le mani avanti. L'Ave Maria mi appartiene, mi consola, il Padre nostro mi mette in crisi. Eppure quando la notizia era certa è iniziata una trafila nervosa, forse isterica, probabilmente nevrotica di Padre nostro... padre nostro che sei nei cieli, padre nostro che sei nei cieli, padre nostro che sei nei cieli..., così tutta la notte così tutto il giorno successivo e tutti i giorni successivi. Così ogni volta che penso a te, a mamma a papà, a Filippo a Ludovico, ai tuoi nonni, ai tuoi cugini, ai tuoi amici.
Padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù e, all'improvviso, mi accorgo che non c'è alcun riferimento alla morte, nulla che riguardi la morte... come è possibile che la nostra paura più grande, la nostra ultima sconfitta, quella definitiva, quella che toglie senso alla vita, quella che ti fa assaporare il calice amaro della impotenza, non ha trovato spazio nella preghiera di Gesù?!
Perché per Lui la morte non esiste e allora perché pregare per qualcosa che non esiste? E' come se io mi mettessi a pregare per la salute di Babbo Natale, semplicemente pregherei per il nulla. La morte per Gesù non esiste e allora ripeto il Padre nostro e mi attacco alla fede di Gesù, non alla mia, debole, inconsistente, traballante: Mi attacco alla fede di Gesù che non mi dice di pregare per la morte.
Oggi alla messa, dopo la comunione, ci siamo tutti seduti un attimo e abbiamo ascoltato una ninna nanna che tu spesso suonavi in tenda. E' stato un momento bello, drammatico. Sentire quelle note che tanto ami e immaginare di accarezzarti la fronte, rimboccarti le coperte ed augurati una serena notte, serena notte te l'abbiamo augurata a mezzogiorno, ami ancora tirar tardi la sera e andare a letto quando tutti gli altri sono ormai in piena attività.
Resti il nostro piccolo Francesco, che preso dai suoi tanti interessi, ancora non trova il tempo di farsi vedere. Ho visto che papà continua a chiederti di dare un segno, almeno a mamma. Qualcuno lo hai dato, io lo so, hai scelto persone al limite, come al solito stai cercando di sgamare i nostri bari. Stanotte ti ho sognato anch'io, non mi hai parlato, eri serenamente serio, con una bellissima camicia, di quelle slim fit, a righe blu con un doppio colletto e un piccolissimo filo rosso. Ti stava bene. Avevi un incedere serio, solenne, da uomo in carriera.
Tante cose avrei ancora da dirti ma sono sicuro che ci saranno altre occasioni.
Fatti vedere ogni tanto.
Peccatore.
tuo donBi

venerdì 9 gennaio 2015

ColoriAMO il Natale


Ricordo che presso il centro parrocchiale "Francesco Leccese" di Gignano è possibile ancora visitare e votare le opere pittoriche sul natale fatte dai nostri bambini. Domenica prossima, 11 gennaio, nel pomeriggio alle ore 15,30, ci sarà la premiazione delle opere alla quale seguirà una festa per tutti. Ognuno porti qualcosa da condividere con tutti gli altri. Vi aspettiamo.