La nostra basilica.

La nostra basilica.
Era ormai necessario darsi una pagina internet.

venerdì 21 agosto 2015




Santa Maria, glorificata nel corpo e nell’anima,
Regina del cielo e della terra,
nella tua dimora gloriosa, non dimenticare le tristezze della terra.
Rivolgi uno sguardo di bontà su coloro che soffrono,
che lottano contro le difficoltà,
che appressano continuamente le loro labbra alle amarezze della vita.
Abbi pietà di coloro che si amano, e sono costretti a vivere separati.
Abbi pietà di coloro che vivono nella solitudine del loro cuore.
Abbi pietà della nostra fede così vacillante.
Abbi pietà di quelli che piangono, di quelli che pregano, di quelli che temono
o sono abbandonati. Dona a tutti la speranza e la pace.
Amen

sabato 15 agosto 2015

Comunità in festa.



Continua la "Mariatona ". Passa, poni con fiducia la tua preghiera ai piedi di Maria, prega per tutte quelle che già vi sono contenute.

mercoledì 27 maggio 2015

Porco il clero.


No, non sono impazzito, tranquilli. Né ho rinnegato la fede... Riporto semplicemente quello che mi è successo stamattina.
Mi arriva un sms dove mi si chiede se sono disponibile per una breve celebrazione funebre, un momento di preghiera e una benedizione, presso una scuola superiore, un ottimo professore è morto e gli alunni, tutti, vogliono salutarlo nell'atrio del loro istituto. Dico di si. Arrivo, stranamente in anticipo. Arrivo, stranamente vestito con il clergyman, stola, rituale e acqua santa. Appena sceso dalla macchina vedo due ragazzi, due studenti, che stanno per andare via, uno dei due, all'improvviso esclama: Porco il clero! A me viene da ridere. Sono quelle coincidenze terribili che mettono un po' tutti in imbarazzo. Far finta di nulla? reagire? rendere pan per focaccia? oppure cosa? Sono attimi nei quali lavora lo Spirito e allora mi scappa un sorriso e dico: Urca mi aspettavi?!
Forse quel ragazzo prova un po' di imbarazzo, in fondo capisco che non ce l'aveva con me, era un suo modo di esprimersi per manifestare un suo contrappunto per qualche imprevisto, si rifugia in macchina, intravvedo un po' di rossore sul suo viso, un po' s'è vergognato.
Porco il clero. Mi resta dentro questa espressione. Non mi ha offeso, mi dicono essere un prete anticlericale, quindi mi starebbe pure bene. Ma lo spirito di corpo mi fa chiedere: Cosa spinge un  ragazzo ad usare una simile espressione? Mi chiedo se dietro non ci sia anche qualche mio atteggiamento, forse involontario, per giustificare simile "bestemmia" (ma forse è solo una parolaccia o forse aggettivo sostantivato o sostantivo aggettivato). E allora ringrazio il buon Dio che mi ha ispirato a dire si ad una proposta che mi ha permesso di aiutare centinaia di ragazzi a salutare il loro professore, a pregare per lui, molti a labbra chiuse ma con le mani che si liberavano in un applauso spontaneo (chi l'ha detto che si prega solo con le parole?). Ringrazio Dio perché grazie a quel bel "Porco il clero" mi ha costretto ad un esame di coscienza e mi ha rimesso nel cuore il desiderio che mai nessun ragazzo e nessuna persona, sfogandosi con una simile espressione, possa trovare giustificazione in qualche mio atteggiamento. E umilmente ho chiesto che nessuno del clero possa adottare usi, costumi e linguaggi che possano ispirare o solo giustificare una simile espressione. "Porco il clero" è l'inizio di un nuovo modo di essere prete. Grazie inconsapevoli giovani discepoli di Emmaus, che ve ne andate per le strade della vostra giovane vita mormorando tra voi, che uscendo dal liceo musicale avete suonato per me questa meravigliosa espressione.

lunedì 11 maggio 2015

Le sorprese di Francesco...

Bellissima lettera scritta a Francesco Leccese in occasione dell'inaugurazione del campetto di calcio all'I.I.S. A. D'Aosta - L'Aquila-

"Ciao Francesco, oggi siamo qui per darti il nostro saluto, il nostro buon viaggio, si un saluto e non un addio perché non sei andato via, semplicemente sei partito per un lungo viaggio durante il quale avrai sicuramente modo di incontrare tante persone che non conosci o magari si, chi può dirlo. Sicuramente questo viaggio sarà speciale come ogni tua giornata passata qui, nella nostra scuola, nella tua scuola, che oggi è qui a darti il buon viaggio, anche se un po' in ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Salutandoti vogliamo anche cogliere l'occasione donando questa targa alla tua famiglia come simbolo della nostra vicinanza e riconoscenza. Non tutti i ragazzi presenti qui oggi ti conoscono, a dire la verità, forse nessuno, sei uscito anni fa; ma non serve conoscerti personalmente per sapere chi sei e soprattutto come sei. Una persona piena di gioia pronta a sorridere contagiando gli altri con la tua simpatia. E proprio così hai fatto qui. Hai portato gioia e allegria tra i banche di questa scuola che ti ricordano un po' pazzerello ma sempre sorridente. La scuola intera, i professori, i bidelli, gli stessi alunni ti ricordano così; e forse è anche meglio. Un bel ricordo per una persona bella come te. Chissà quante volte durante le occupazioni, le autogestioni o addirittura durante le ricreazioni hai organizzato partite a carte di nascosto dai professori, non si contano sicuramente. Questa passione per le carte, il gioco, ti ha reso sempre estroverso e pronto a scherzare con gli altri. Impegnato a 360 gradi. Coro, sporto, banda, conservatorio, amici e fidanzate, sempre qualcosa a cui pensare. Sempre una battuta pronta per tutto e per tutti. Ti seguivano per ascoltare la tua simpatia. Il profeta della risata, voglio chiamarti così. Gli occhi brillavano ogni volta che le carte scorrevano tra le tue mani, era possibile vedere impressi nei tuoi occhi i vari semi, cuori, quadri, fiori, picche. Un sogno coltivato da una vita finalmente realizzato. Il tuo corpo fluttuava nell'aria ogni volta che varcavi la soglia di sale da poker e casinò. Ricordo quando tuo padre ci raccontò del casinò a Birmingham. Appena entrato sembravi un bambino in una fabbrica di giocattoli. Volavi su per le scale come se non esistessero. Il potere della passione ti rendeva una semplice piuma portata dal vento. Ancora non eri assunto ma ti sentivi già il re del casinò. Poi arrivò quel giorno in cui ricevesti la notizia dell'aumento, e poi quel biglietto per questo viaggio infinito. Per questo siamo qui a dirti 'buon viaggio Francesco' l'aeroplano fatto di nuvole che ti porterà su, su e ancora più su ti permetterà di vedere con i tuoi stessi occhi il panorama di questo mondo che sei stato costretto a lasciare. Non ti sei potuto opporre. Hai preso il biglietto e sei partito. Buona fortuna.......non siamo riusciti a dirtelo..........troppo tardi, già l'aereo era decollato. Per questo siamo qui oggi. Per dartelo lo stesso anche se  in ritardo. Siamo sicuri che nei tavoli da poker del casinò dove andrai farai strage di clienti, come hai sempre fatto d'altro canto. Che dire, di nuovo buon viaggio....e.....a presto.

L'Aquila 06/05/2015                                                       Tutta la comunità"





Grazie, finché ci saranno ragazzi come voi non tutto è perduto.
Grazie Francesco perché continui a suscitare sogni, progetti, inquietudini.

sabato 2 maggio 2015

Mese di maggio...


Siamo arrivati agli ultimi minuti di questo primo giorno di maggio. Tanti eventi oggi: apertura dell'Expo a Milano, concertone a Roma, festa del lavoro, scontri a Milano da parte dei no-expo, ostensione della Sindone... a L'Aquila il mercatino di san Giuseppe, la gita fuori porta.
Chi più ne ha più ne metta.
Qualcuno però, specialmente su facebook, si è ricordato che inizia il mese che la tradizione cattolica dedica in modo particolare a Maria. Le immaginette mariane usate sottendono ad un devozionismo disincarnato. Ne esce fuori una Maria angelicata, una Maria da favoletta rosa degna dei peggiori romanzi di Liala. Una Maria che ha poco a nulla da dire all'uomo contemporaneo, una Maria che al massimo offre un surrogato di alienazione, una parentesi di dimenticanza nella lotta di ogni giorno per vivere, per combattere.
Di questa Maria sinceramente non so che farmene, ma sopratutto questa Maria non è quella vera. Scriveva santa Teresa di Lisieux: "Perché una predica sulla santa Vergine mi piaccia, e mi faccia bene, mi deve far vedere la sua vita reale e non una vita fantastica... Ce la fanno vedere inaccessibile, e invece bisogna farla vedere imitabile, farne scoprire le virtù, dire che viveva di fede come noi."
Qualche anima credente, forse troppo e male, ha composto un canto che sento spesso nelle nostre liturgie: "Vogliamo vivere come Maria, l'irraggiungibile" ed ecco che Maria diventa l'utopia di un desiderio irrealizzabile.
Inizia il mese di maggio anche per me e non metterò sul mio comodino santini melensi pieni di stelle e fiorellini, con invocazioni che iniziano con un "Deh voi che siete nostra regina, degnatevi di benedire l'eletta prole... Aurora bellissima del mese di maggio".
Farò il mio mese di maggio cercando di amare ed imitare Maria, andrò, come Lei, verso la montagna a casa di Elisabetta che avrà altri problemi, altri nomi, altra età ma che comunque avrà bisogno di me.
E farò il mio mese di maggio in compagnia del meraviglioso libro di Paolo Curtaz "Maria con i piedi per terra" che caldamente consiglio a quanti desiderano conoscere Maria per trovare il Lei una strada, una meta, un senso al cammino.
Buona lettura.

mercoledì 8 aprile 2015

Papa Francesco alla messa crismale del 2015... dedicato a me e ai miei confratelli presbiteri e perchè no? Anche ai parrocchiani


Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza
Papa Francesco inizia la sua omelia citando il Salmo 88: «La mia mano è il suo sostegno, / il mio braccio è la sua forza» (Sal 88,22). Così pensa il Signore quando dice dentro di sé: «Ho trovato Davide, mio servo, / con il mio santo olio l’ho consacrato» (v. 21). Così pensa il nostro Padre ogni volta che “trova” un sacerdote. E aggiunge ancora: «La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui / …  Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, / mio Dio e roccia della mia salvezza”» (vv. 25.27)”.
La stanchezza dei sacerdoti
“E’ molto bello – ha detto - entrare, con il Salmista, in questo soliloquio del nostro Dio. Egli parla di noi, suoi sacerdoti, suoi preti; ma in realtà non è un soliloquio, non parla da solo: è il Padre che dice a Gesù: “I tuoi amici, quelli che ti amano, mi potranno dire in modo speciale: Tu sei mio Padre” (cfr Gv 14,21). E se il Signore pensa e si preoccupa tanto di come potrà aiutarci, è perché sa che il compito di ungere il popolo fedele non è facile, è duro; ci porta alla stanchezza e alla fatica. Lo sperimentiamo in tutte le forme: dalla stanchezza abituale del lavoro apostolico quotidiano fino a quella della malattia e della morte, compreso il consumarsi nel martirio. La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo: alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io. Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo (cfr Sal 140,2; Ap 8,3-4). La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre”.
La Madonna si accorge di questa stanchezza
“Siate sicuri che la Madonna si accorge di questa stanchezza e la fa notare subito al Signore. Lei, come Madre, sa capire quando i suoi figli sono stanchi e non pensa a nient’altro. “Benvenuto! Riposati, figlio mio. Dopo parleremo… Non ci sono qui io, che sono tua Madre?” – ci dirà sempre quando ci avviciniamo a Lei (cfr Evangelii gaudium, 286). E a suo Figlio dirà, come a Cana: «Non hanno vino» (Gv 2,3)”.
Il riposo è cosa di Dio
“Succede anche che, quando sentiamo il peso del lavoro pastorale, ci può venire la tentazione di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio. Non cadiamo in questa tentazione. La nostra fatica è preziosa agli occhi di Gesù, che ci accoglie e ci fa alzare: “Venite a me quando siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (cfr Mt 11,28). Quando uno sa che, morto di stanchezza, può prostrarsi in adorazione, dire: “Basta per oggi, Signore”, e arrendersi davanti al Padre, uno sa anche che non crolla ma si rinnova, perché chi ha unto con olio di letizia il popolo fedele di Dio, il Signore pure lo unge: “cambia la sua cenere in diadema, le sue lacrime in olio profumato di letizia, il suo abbattimento in canti” (cfr Is 61,3)”.
E' difficile imparare a riposare
“Teniamo ben presente che una chiave della fecondità sacerdotale sta nel come riposiamo e nel come sentiamo che il Signore tratta la nostra stanchezza. Com’è difficile imparare a riposare! In questo si gioca la nostra fiducia e il nostro ricordare che anche noi siamo pecore. Abbiamo bisogno del pastore che ci aiuti. Possono aiutarci alcune domande a questo proposito”.
So riposare?
“So riposare ricevendo l’amore, la gratuità e tutto l’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli  dei  poveri  ma  quelli  che  offre la società dei consumi? Lo Spirito Santo è veramente per me “riposo nella fatica”, o solo Colui che mi fa lavorare? So chiedere aiuto a qualche sacerdote saggio? So riposare da me stesso, dalla mia auto-esigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità? So conversare con Gesù, con il Padre, con la Vergine e san Giuseppe, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze – che sono soavi e leggere –, nel loro compiacimento – ad essi piace stare in mia compagnia –, nei loro interessi e riferimenti – ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio – …? So riposare dai miei nemici sotto la protezione del Signore? Vado argomentando e tramando fra me e me, rimuginando più volte la mia difesa, o mi affido allo Spirito che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione? Mi preoccupo e mi affanno eccessivamente o, come Paolo, trovo riposo dicendo: «So in chi ho posto la mia fede» (2 Tm 1,12)?”.
Gli impegni del sacerdote
“Ripassiamo un momento, brevemente, gli impegni dei sacerdoti, che oggi la liturgia ci proclama: portare ai poveri la Buona Notizia, annunciare la liberazione ai prigionieri e la guarigione ai ciechi, dare la libertà agli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore. Isaia dice anche curare quelli che hanno il cuore spezzato e consolare gli afflitti. Non sono compiti facili, non sono compiti esteriori, come ad esempio le attività manuali – costruire un nuovo salone parrocchiale, o tracciare le linee di un campo di calcio per i giovani dell’oratorio…; gli impegni menzionati da Gesù implicano la nostra capacità di compassione, sono impegni in cui il nostro cuore è “mosso” e commosso. Ci rallegriamo con i fidanzati che si sposano, ridiamo con il bimbo che portano a battezzare; accompagniamo i giovani che si preparano al matrimonio e alla famiglia; ci addoloriamo con chi riceve l’unzione nel letto di ospedale; piangiamo con quelli che seppelliscono una persona cara… Tante emozioni, se noi abbiamo il cuore aperto, queste emozioni e tanto affetto affaticano il cuore del Pastore. Per noi sacerdoti le storie della nostra gente non sono notiziari: noi conosciamo la nostra gente, possiamo indovinare ciò che sta passando nel loro cuore; e il nostro, nel patire con loro, ci si va sfilacciando, ci si divide in mille pezzetti, ed è commosso e sembra perfino mangiato dalla gente: prendete, mangiate. Questa è la parola che sussurra costantemente il sacerdote di Gesù quando si sta prendendo cura del suo popolo fedele: prendete e mangiate, prendete e bevete… E così la nostra vita sacerdotale si va donando nel servizio, nella vicinanza al Popolo fedele di Dio… che sempre, sempre stanca”.
La stanchezza della gente
“Vorrei ora condividere con voi alcune stanchezze sulle quali ho meditato. C’è quella che possiamo chiamare “la stanchezza della gente, la stanchezza delle folle”: per il Signore, come per noi, era spossante – lo dice il Vangelo –, ma è una stanchezza buona, una stanchezza piena di frutti e di gioia. La gente che lo seguiva, le famiglie che gli portavano i loro bambini perché li benedicesse, quelli che erano stati guariti, che venivano con i loro amici, i giovani che si entusiasmavano del Rabbì…, non gli lasciavano neanche il tempo per mangiare. Ma il Signore non si seccava di stare con la gente. Al contrario: sembrava che si ricaricasse (cfr Evangelii gaudium, 11). Questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti (cfr ibid., 279). Che bella cosa è questa: la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è una stanchezza sana. E’ la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto (cfr ibid., 97). Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: «Venite, benedetti del Padre mio» (Mt 25,34)”.
La stanchezza dei nemici
“Ce n’è anche un’altra, quella che possiamo chiamare “la stanchezza dei nemici”. Il demonio e i suoi seguaci non dormono e, dato che le loro orecchie non sopportano la Parola di Dio, lavorano instancabilmente per zittirla o confonderla. Qui la stanchezza di affrontarli è più ardua. Non solo si tratta di fare il bene, con tutta la fatica che comporta, bensì bisogna difendere il gregge e difendere sé stessi dal male (cfr Evangelii gaudium, 83). Il maligno è più astuto di noi ed è capace di demolire in un momento quello che abbiamo costruito con pazienza durante lungo tempo. Qui occorre chiedere la grazia di imparare a neutralizzare: è un’abitudine importante, imparare a neutralizzare. Neutralizzare il male, non strappare la zizzania, non pretendere di difendere come superuomini ciò che solo il Signore deve difendere. Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). Questa parola ci darà la forza”.
La stanchezza di se stessi
“E per ultima – ultima perché questa omelia non vi stanchi troppo – c’è anche “la stanchezza di sé stessi” (cfr Evangelii gaudium, 277). E’ forse la più pericolosa. Perché le altre due provengono dal fatto di essere esposti, di uscire da noi stessi per ungere e darsi da fare (siamo quelli che si prendono cura). Invece questa stanchezza, invece, è più auto-referenziale: è la delusione di sé stessi ma non guardata in faccia, con la serena letizia di chi si scopre peccatore e bisognoso di perdono, di aiuto: questi chiede aiuto e va avanti. Si tratta della stanchezza che dà il “volere e non volere”, l’essersi giocato tutto e poi rimpiangere l’aglio e le cipolle d’Egitto, il giocare con l’illusione di essere qualcos’altro. Questa stanchezza mi piace chiamarla “civettare con la mondanità spirituale”. E quando uno rimane solo, si accorge di quanti settori della vita sono stati impregnati da questa mondanità, e abbiamo persino l’impressione che nessun bagno la possa pulire. Qui può esserci una stanchezza cattiva. La parola dell’Apocalisse ci indica la causa di questa stanchezza: «Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore» (2,3-4). Solo l’amore dà riposo. Ciò che non si ama, stanca male, e alla lunga stanca più male”.
Il Signore purifica la sequela
“L’immagine più profonda e misteriosa di come il Signore tratta la nostra stanchezza pastorale è quella che «avendo amato i suoi…, li amò sino alla fine» (Gv 13,1): la scena della lavanda dei piedi. Mi piace contemplarla come la lavanda della sequela. Il Signore purifica la stessa sequela, Egli si «coinvolge» con noi (Evangelii gaudium, 24), si fa carico in prima persona di pulire ogni macchia, quello smog mondano e untuoso che ci si è attaccato nel cammino che abbiamo fatto nel suo Nome. Sappiamo che nei piedi si può vedere come va tutto il nostro corpo. Nel modo di seguire il Signore si manifesta come va il nostro cuore. Le piaghe dei piedi, le slogature e la stanchezza, sono segno di come lo abbiamo seguito, di quali strade abbiamo fatto per cercare le sue pecore perdute, tentando di condurre il gregge ai verdi pascoli e alle acque tranquille (cfr ibid., 270). Il Signore ci lava e ci purifica da tutto quello che si è accumulato sui nostri piedi per seguirlo. Questo è sacro. Non permette che rimanga macchiato. Come le ferite di guerra Lui le bacia, così la sporcizia del lavoro Lui la lava”.
Imparare ad essere ben stanchi
“La sequela di Gesù è lavata dallo stesso Signore affinché ci sentiamo in diritto di essere “gioiosi”, “pieni”, “senza paura né colpa” e così abbiamo il coraggio di uscire e andare “sino ai confini del mondo, a tutte le periferie”, a portare questa buona notizia ai più abbandonati, sapendo che “Lui è con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo”. E per favore, chiediamo la grazia di imparare ad essere stanchi, ma ben stanchi!”.

martedì 17 marzo 2015

Avvisi della settimana

Carissimi vi ricordo che giovedì prossimo alle ore 18,30 sarà celebrata la santa messa in occasione della solennità di San Giuseppe. Sabato prossimo la messa prefestiva sarà celebrata alle ore 18,00 mentre domenica prossima dopo la santa messa delle 11,00 il gruppo Lion's club propone un momento di preghiera con la via  crucis. Siete tutti invitati.
questa settimana il catechismo del venerdì non ci sarà. Si terrà regolarmente il catechismo del gruppo di mercoledì delle 17,30. Inoltre questa sera la lectio divina che si tiene normalmente al monastero delle clarisse di Paganica non ci sarà, ci si rivede per il prossimo martedì sempre alle ore 21,00 e sempre sulla passione nel vangelo di Marco.